
“Cantiere Impatto Sostenibile”: sfida aperta per le imprese
Regina De Albertis ha illustrato a Imprese Edili l’iniziativa “Cantiere Impatto Sostenibile”, un codice di condotta che è altro dai linguaggi Esg della finanza, delle operazioni immobiliari, delle certificazioni e inserisce tra gli indicatori di sostenibilità il contrasto alla criminalità organizzata, selezionando con chi lavorare, l’applicazione del corretto contratto di lavoro, gli investimenti in sicurezza sul lavoro, la trasparenza operativa, il rispetto dei principi di equità e inclusione in azienda.
Assimpredil Ance, l’associazione delle imprese di costruzione edili di Milano, Lodi, Monza e Brianza, lo scorso febbraio ha lanciato l’iniziativa “Cantiere Impatto Sostenibile”: il codice di condotta volontario su decarbonizzazione, tutela dell’ambiente, legalità, regolarità del lavoro, sicurezza, sociale, filiera di fornitura e responsabilità sociale per valorizzare gli impegni che le imprese di costruzioni si impegnano ad assumere per lo sviluppo sostenibile. Ne abbiamo parlato con Regina De Albertis, presidente Assimpredil Ance.
Assimpredil sta promuovendo il codice di condotta “Cantiere Impatto Sostenibile”
Le persone, i governi e le istituzioni hanno sempre più consapevolezza della gravità delle azioni che impattano sul futuro del pianeta e da tempo è al centro delle strategie l’obiettivo di una crescita sostenibile. Ma come declinare nel nostro settore questo fondamentale principio è ancora una grande sfida aperta.
Certamente la tutela dell’ambiente e la decarbonizzazione sono frontiere che coinvolgono tecnologie e processi, che richiedono cambiamenti nella cultura del consumo, che ci permettono di agire per la rigenerazione dei luoghi di vita e di lavoro. Abbiamo assistito a una rapida evoluzione dell’edilizia sostenibile: dalla progettazione alla realizzazione la sostenibilità è un obiettivo da perseguire e raggiungere attraverso l’utilizzo dei materiali, l’adozione di nuove tecniche e approcci di edificazioni e senza dimenticare la grandissima leva dell’efficienza energetica.
Non avremmo certo potuto sottrarci alla ricerca di soluzioni per un patrimonio costruito responsabile in Europa del 36 percento delle emissioni annuali di anidride carbonica, del 40 percento del consumo di energia e del 50 percento delle estrazioni di materie prime. Oggi, possiamo dire che è indiscutibile il nostro ruolo e non solo come potente motore economico in grado di riattivare il Pil del Paese ma anche come il settore cruciale per il raggiungimento degli obiettivi individuati dall’Onu.
Il passaggio a un’edilizia sostenibile non è più una scelta ma risulta una necessità per migliorare la qualità della vita dei cittadini, diminuire il consumo di energia, dare maggior valore agli edifici, ridurre le loro emissioni e l’impatto ambientale causato.
La decisione di scrivere un codice di condotta nasce dalla considerazione che l’edilizia è anche altro nella configurazione di un futuro sostenibile e non solo a parole ma anche con parametri comunicabili, misurabili e controllabili. Per questo abbiamo ricostruito l’insieme di regolamentazioni, certificazioni, procedure e prassi che le imprese seguono oltre che sulle questioni ambientali, anche per la legalità, la regolarità del lavoro, la sicurezza e le abbiamo rilette alla luce degli obiettivi di Agenda 2030.
Nella griglia di analisi non potevano mancare gli impegni verso i giovani e il sociale, ma anche verso la catena di fornitura che in questo settore è molto ampia: le costruzioni incrociano l’80 percento dei settori economici. Il risultato è stato sorprendentemente positivo: i nostri cantieri hanno già logiche organizzative Esg compliant e su questa base bisogna lavorare per dare valore a una declinazione di sostenibilità che è vera, concreta, misurabile e controllabile.
Certamente il percorso non sarà breve, solo a Milano città oggi sono aperti più di 20mila cantieri, ma questa è l’unica strada per portare a una condotta sostenibile tutta la lunga e frammentata filiera. Da questi passaggi nasce il Codice di Condotta Cantiere Impatto Sostenibile, qualcosa di diverso dai linguaggi Esg della finanza, delle operazioni immobiliari, delle certificazioni.
Il codice di condotta prende atto, seleziona e considera tutte le suddette azioni come elementi qualificanti ma non basta. Sostenibile è chi contrasta le infiltrazioni della criminalità organizzata selezionando con chi lavorare. Sostenibile è chi applica il giusto contratto di lavoro e non cerca di tagliare i costi usando scappatoie contrattuali, nel rispetto di una concorrenza corretta e leale.
Sostenibile è chi investe nella sicurezza del lavoro, chi con trasparenza permette che si possa avere accesso ai dati e controllare la veridicità degli impegni. Sostenibile è chi ispira la gestione del capitale umano ai principi di equità ed inclusione finalizzata a un efficiente organizzazione aziendale, che si pone in stretta correlazione con la garanzia della sicurezza sul lavoro. La nostra bilateralità, la Cassa Edile ed Esem-Cpt sono fondamentali per il contrasto all’irregolarità del lavoro e la prevenzione nella sicurezza del lavoro.
Credo che sia necessario porsi la finalità di far emergere le esperienze migliori per accompagnare tutta la frammentata filiera verso un nuovo modello di relazioni che aumenti competitività, efficienza, qualità per un futuro sostenibile. Per questo siamo partiti dal cantiere.
Come avviene il coinvolgimento delle imprese? Chi può aderire all’iniziativa?
“Cantiere Impatto Sostenibile” è riservato ai soci Assimpredil Ance. Chi sottoscrive questo codice di condotta volontario viene definito con il termine di “sottoscrittore”. I soci che sottoscrivono il “Manifesto” s’impegnano in modo assolutamente volontario ad adottare, per uno o più cantieri da loro individuati, specifici valori orientati alla decarbonizzazione, alla tutela dell’ambiente, alla legalità, alla regolarità del lavoro, alla sicurezza, al sociale e alla filiera di fornitura nell’ambito più generale della responsabilità sociale delle imprese.
Ognuno di questi otto valori è costituito da tre livelli di impegno via via crescente, per un totale di 24 livelli da superare con azioni misurabili, comunicabili, controllabili. Ci tengo a precisare che non si tratta di una nuova certificazione o validazione, ma il codice di condotta parte dalla valorizzazione di azioni che già sono in atto da parte dell’impresa o che si svilupperanno.
I sottoscrittori inviano la modulistica messa a disposizione dallo Sportello Transizione Ecologica e Sostenibilità di Assimpredil Ance necessaria a documentare gli otto impegni, perché ribadisco, la finalità è essere concreti e misurabili per non incorrere nel rischio di greenwashing.
La documentazione viene esaminata dal comitato tecnico operativo costituito da funzionari di Assimpredil Ance che attribuiscono il punteggio e l’idoneità al rilascio del logo “Cantiere Impatto Sostenibile (Cis)”. Per rendere il processo graduale abbiamo previsto tre loghi di livello crescente rispettivamente argento (al raggiungimento di otto punti), oro (con 16 punti) e platino (con 24 punti).
Per garantire oggettività e trasparenza abbiamo introdotto un comitato di vigilanza e monitoraggio, costituito da tre professori universitari esterni ad Assimpredil Ance, che periodicamente effettua controlli su quanto dichiarato volontariamente dai sottoscrittori. Il logo “Cantiere Impatto Sostenibile” si riferisce a un cantiere specifico e, una volta rilasciato, può essere posto dall’impresa sulla recinzione di cantiere e incluso all’interno della propria attività di comunicazione per rendere visibili i propri sforzi in tema di sostenibilità.
Cosa significa per Assimpredil Ance essere Esg compliant?
Costruire è un grande impegno e una grande responsabilità. Gli imprenditori danno vita alle città del futuro rigenerando gli spazi di vita e di lavoro e giocano un ruolo fondamentale nel definire la sostenibilità presente e futura, soprattutto nel momento storico in cui stiamo vivendo, dove cambiare è un’esigenza. Assimpredi Ance in questi anni ha svolto un ruolo essenziale nel farsi promotrice e guida nella spinta al miglioramento dei propri soci.
Per questo l’associazione ha riletto gli obiettivi di sostenibilità al fine di supportare le imprese in questo percorso di evoluzione, declinandoli attraverso “Cantiere Impatto Sostenibile”, che vuole riconoscere l’impegno verso la sostenibilità da parte dei soci, dal più piccolo al più grande, dai lavori pubblici, al mercato privato, alle nuove costruzioni, alla rigenerazione urbana, alla riqualificazione del patrimonio esistente.
Per Assimpredil Ance “Cantiere Impatto Sostenibile” è un impegno concreto e responsabile per un futuro sostenibile ma non solo. Riteniamo possa anche essere una leva per un miglioramento continuo da parte delle imprese di costruzione.
Gli otto impegni previsti dal codice di condotta, infatti, si basano sui tre criteri Esg (Environmental, Social, Governance) ma anche sugli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite (17SDGs), in quest’ottica quindi il cantiere diventa Esg compliant.

È questione di settimane e la nuova Direttive UE sulla “Corporate Sustainability Due Diligence” entrerà in vigore, producendo effetti che si estenderanno anche al nostro settore. La Direttiva UE in materia, infatti, è da lungo oggetto della procedura legislativa unionale: già il 23 febbraio 2022 era stata presentata una proposta di Direttiva del Parlamento e del Consiglio sulla base della quale è stato raggiunto, il 14 dicembre 2023, un accordo tra i negoziatori del Consiglio e quelli del Parlamento europeo. Stando alla citata proposta, la futura Direttiva sulla “Corporate Sustainability Due Diligence” dovrebbe applicarsi alle società dell’Unione Europea che abbiano avuto, in media, più di 500 dipendenti e un fatturato netto a livello mondiale di oltre 150 milioni di euro nell’ultimo esercizio di bilancio, nonché a quelle che abbiano avuto, in media, più di 250 dipendenti e un fatturato netto a livello mondiale di oltre 40 milioni nell’ultimo esercizio di bilancio qualora almeno il 50% di tale fatturato netto sia stato prodotto , fra i vari settori individuati ad alto impatto, anche nell’estrazione di risorse minerarie, compresi i prodotti da cava, e nel commercio all’ingrosso dei materiali da costruzione. Ai sensi della proposta di Direttiva, a tali società verrà imposta una serie di obblighi di diligenza rispetto agli impatti negativi sui diritti umani e agli impatti ambientali negativi, siano essi effettivi o potenziali, che incombono alle società nell’ambito delle loro attività, delle attività delle loro filiazioni e delle attività nella catena di valore svolte da soggetti con cui le stesse intrattengono un rapporto d’affari consolidato. In particolare, la proposta di Direttiva prevede che le società obbligate integrino il dovere di diligenza nelle loro politiche aziendali e predispongano una politica del dovere di diligenza, adottino misure adeguate per individuare gli impatti negativi sui diritti umani e gli impatti ambientali negativi, effettivi o potenziali, causati dalle attività proprie, nonché da quelle compiute nell’ambito della propria filiera. Inoltre, in forza della Direttiva, le società dovranno dotarsi di una strategia aziendale e un modello di business compatibili con la transizione a un’economia sostenibile e la limitazione del riscalamento globale secondo l’accordo di Parigi. A livello comunitario, le spinte verso modelli imprenditoriali sostenibili sono particolarmente pregnanti, vero è che la stessa Direttiva introduce un severo impianto sanzionatorio (sanzioni pecuniarie fino al 5% del fatturato netto globale delle società inadempienti); inoltre, nella proposta di Direttiva, si sottolinea la necessità di introdurre disposizioni adeguate negli Stati membri affinché possa determinarsi una responsabilità civile in capo alle società obbligate per i danni causati da impatti negativi sui diritti umani e/o sull’ambiente che, a fronte di un mancato rispetto degli obblighi di diligenza, non sono stati prevenuti, impediti o attenuati. Va sottolineato che, nell’accordo del 14 dicembre 2023 sembra che Parlamento europeo e Consiglio vogliano anche includere il rispetto degli obblighi di diligenza tra i criteri di valutazione per l’assegnazione di appalti pubblici.
Pertanto, se non direttamente (in considerazione dei limiti dimensionali delle società coinvolte nonché delle attività che rivestono profili cd. ad alto rischio), senz’altro indirettamente, la direttiva CSDD produrrà effetti anche sul settore edile, nei confronti delle aziende che operano nella filiera interessata dall’applicazione degli obblighi di due diligence. In questo scenario, «giocare d’anticipo» può fare la differenza: per conseguire un vantaggio competitivo rispetto ai partner della propria filiera, valorizzando sin da subito i benefici reputazionali che derivano da un’attività d’impresa fortemente improntata alla sostenibilità.
Uno strumento particolarmente efficace, in questo senso, è rappresentato dal progetto Cantiere Impatto Sostenibile. Risulta evidente come sia già in atto un cambio di passo verso modelli organizzativi d’impresa sostenibili, per rispondere alla transizione tecnologica, economica, ambientale e sociale a livello nazionale ed internazionale. È chiaro che, il nostro settore è interessato in prima persona a far parte di questo cambiamento, rispondendo a queste nuove istanze con le proprie competenze e la propria professionalità e sapendo cogliere in questo processo di cambiamento, ormai avviato, una nuova opportunità di lavoro e di crescita nel mercato. La qualificazione delle imprese è imprescindibile per rispondere all’evoluzione del mercato, specialmente nel settore pubblico: servono nuove competenze gestionali e tecnologiche e specializzazioni in grado di favorire l’integrazione dei processi e la comprensione di temi innovativi come quelli legati alla sostenibilità. È proprio per queste ragioni che, come Associazione, abbiamo adottato un Codice di Condotta volontario: Cantiere Impatto Sostenibile, per valorizzare il processo di evoluzione delle nostre imprese in tema di sostenibilità. Il manifesto rappresenta l'adesione concreta ai valori di sostenibilità dei soggetti apicali dell'impresa, che fanno scelte organizzativo-gestionali volte a ridurre gli impatti ESG dell'attività aziendale e ad implementare una strategia orientata alla sostenibilità, secondo una logica di filiera. La nostra intenzione, dunque, è di accompagnare le imprese, attraverso gli obiettivi declinati dal Codice Cantiere Impatto Sostenibile verso una qualificazione delle imprese stesse, che non sarà certamente una nuova certificazione ma una vera chiamata diretta alla responsabilità delle azioni per la sostenibilità, che potrà essere valorizzata e promossa anche con i grandi player del settore privato e pubblico.
Sara Acerbi – Assimpredil Ance

Nell'imminente arrivo di un codice dei contratti, mal impostato ed incompleto, se non fosse altro per la difficoltà di recepire le oltre 100 indicazioni parlamentari ricevute solo qualche settimana fa, a valle dell'unica vera occasione di ascolto offerta dal Parlamento agli operatori economici, il settore della progettazione si trova impegnato, fra gli altri, con gli interventi previsti dalla «missione »6 che ha l'obiettivo di rafforzare l'assistenza sanitaria territoriale e migliorare la sicurezza sismica degli ospedali. Qualche breve riflessione può quindi essere fatta sulla scorta del concreto operare nei settori che vedono più impegnate le nostre società, così da offrire agli operatori del settore, pubblici e privati, elementi reali e non puramente teorici sulla base dei quali effettuare o aggiustare le scelte normative fatte fin ad oggi.
Ad esempio stiamo redigendo i progetti di fattibilità tecnico economica (Pfte) per le case di comunità, gli ospedali di comunità e le centrali operative territoriali (M6C1) e le progettazioni definitive per gli ospedali sicuri e sostenibili (M6C2); progetti che dovranno essere consegnati nelle prossime settimane! Nel caso degli interventi per il rafforzamento dell'assistenza territoriale rileviamo stime di costo per costruzioni ex novo di 1.350 €/mq, largamente incompatibile con i valori di mercato attuale. Nel caso degli interventi per ospedali sicuri e sostenibili rileviamo da un lato la difficoltà ad utilizzare risorse disponibili per migliorare anche la prestazione in termini di sostenibilità e dall'altro impossibilità a definire/concordare le modalità di intervento ottimali in grado di permettere davvero l'esecuzione degli interventi minimizzando l'impatto sull'attività assistenziale di cura.
In sintesi: programmazione insufficiente anche sotto il profilo della stima dei costi, sostanziale indifferenza verso alcuni milestone del Piano (sostenibilità ambientale ed energetica), estrema rigidità delle scelte fatte. Tutte criticità, più volte avanzate, che non sembrano trovare risposta.Complessivamente sembra quasi che gli organismi dai quali occorre passare per dare inizio ad una opera (in ordine, governo, ministeri, stazioni appaltanti, enti autorizzativi, e non solo), abbiano come l'obiettivo prioritario il passare la palla a quello sottostante della catena, senza domandarsi se poi l'opera potrà davvero essere realizzata, così da per non restare con il cerino in mano.
Eppure, il governo sa bene che i parametri di costo base non sono adeguati, tanto che sta trattando con la Ue, con giusta determinazione, la loro revisione: forse sarebbe meglio mettere in cantiere qualche opera in meno, se i denari non possono essere aumentati, che bloccarle tutte per l'esaurimento delle risorse. Peraltro, non di rado, nell'attuazione di diversi interventi, si è chiesto ai progettisti di produrre Pfte da porre a base di gara di appalti integrati, nella loro versione "arricchita" di cui alle linee guida Mims/Consiglio Superiore con una conoscenza di base dell'intervento incompleta (senza accurate indagini e rilievi, rinviate in alcuni casi alla successiva fase esecutiva del progetto) e senza concedere il tempo necessario alla redazione dei progetti.
La fretta, come si sa, non aiuta a fare le cose bene e in questo periodo nessuno si sta ponendo in una posizione di ascolto del mercato, impegnato a raccogliere la sfida lanciata per il tramite delle stazioni appaltanti dal PNRR.: si operano scelte automatiche, poco meditate in relazione alla natura degli interventi ed allo stato delle conoscenze acquisite prima della gara. Ma poi, dove sarebbe il vantaggio per l'efficacia della spesa pubblica di questa corsa all'appalto integrato, come se l'impresa aggiudicataria, che pur dovrà redigerli e farseli approvare prima di iniziare i lavori, non abbia anch'essa necessità di spendere del tempo per questa mansione? Non sarebbe meglio lasciare ai progettisti il tempo per redigere i progetti e, subito dopo, avendo già individuato le imprese, far partire l'esecuzione?
Questa scelta, che da sempre riteniamo la strada maestra, è assolutamente necessaria nel particolare contesto in cui si stiamo muovendo in quanto:
a) permette di approfondire il grado di conoscenza;
b) riduce i tempi della progettazione esecutiva in quanto è redatta dallo stesso soggetto che ha redatto la fase precedente;
c) permette di dedicare la necessaria attenzione alla modalità di esecuzione degli interventi gestendo la complessità di operare su strutture in funzione come gli ospedali;
d) permetterebbe di instaurare anche un dialogo proficuo con l'appaltatore che si troverà ad operare gli interventi.Il dubbio che qualcuno abbia ben riflettuto sugli effetti di queste scelte è più che fondato. Il suggerimento non richiesto vuole solo costituire un elemento di riflessioni per tutti i Rup e le stazioni appaltanti con le quali ci troviamo ogni giorno a vivere questa importante sfida del nostro Paese.

Case green, via libera dal Parlamento UE. La posizione approvata dall’organo legislativo conferma la volontà delle istituzioni europee di accelerare la riduzione del consumo energetico e delle emissioni di gas serra del settore edilizio europeo. L’ok è arrivato nonostante lo scetticismo espresso da alcuni governi europei, tra cui quello italiano, nei confronti della stretta sui requisiti di prestazione energetica per gli immobili dell’UE.
Il testo della normativa, che dovrà però essere negoziato con i governi dell’UE per concordare la forma definitiva, prevede che a partire dal 2028 tutti i nuovi edifici dovranno essere a emissioni zero, e al contempo gli immobili di recente costruzione dovranno dotarsi di energia solare entro la fine dello stesso anno. Per quanto riguarda tutti gli edifici residenziali, questi dovranno raggiungere almeno la classe di prestazione energetica E entro il 2030, e D entro il 2033; mentre per gli edifici non residenziali e quelli pubblici il raggiungimento delle stesse classi è anticipato al 2027 e al 2030.
L’obiettivo della proposta di revisione della direttiva, secondo quanto dichiarato dal Parlamento UE, è una sostanziale riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e del consumo energetico nel settore entro il 2030, al fine di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Ristrutturare un più ampio numero di edifici inefficienti sotto il profilo energetico e migliorare la condivisione delle informazioni sul rendimento energetico sono altri obiettivi della proposta.
La posizione negoziale del Parlamento è stata approvata martedì con 343 voti favorevoli, 216 contrari e 78 astensioni.
“L’impennata dei prezzi dell’energia ha riportato l’attenzione sull’efficienza energetica e sulle misure di risparmio energetico. Migliorare le prestazioni degli edifici europei abbasserà le bollette e la nostra dipendenza dalle importazioni di energia.” ha dichiarato il relatore Ciarán Cuffe (Verdi/ALE, IE), “Vogliamo che la direttiva riduca la povertà energetica e le emissioni, e garantisca migliori ambienti interni per la salute delle persone. Si tratta di una strategia di crescita per l’Europa, che creerà centinaia di migliaia di posti di lavoro locali e di buona qualità nell’edilizia, nelle ristrutturazioni e nelle energie rinnovabili, migliorando il benessere di milioni di persone che vivono in Europa.”
Cosa prevede la normativa delle case green
Per i deputati del Parlamento europeo, tutti i nuovi edifici dovranno essere a emissioni zero a partire dal 2028. Per i nuovi edifici occupati, gestiti o di proprietà delle autorità pubbliche la scadenza è fissata al 2026. Tutti i nuovi edifici per cui sarà tecnicamente ed economicamente possibile dovranno inoltre dotarsi di tecnologie solari entro il 2028, mentre per gli edifici residenziali sottoposti a ristrutturazioni importanti la data limite è il 2032.
Sempre secondo la posizione del PE, gli edifici residenziali dovranno raggiungere, come minimo, la classe di prestazione energetica E entro il 2030, e D entro il 2033. Per gli edifici non residenziali e quelli pubblici il raggiungimento delle stesse classi dovrà avvenire rispettivamente entro il 2027 (E) e il 2030 (D).
Per prendere in considerazione le differenti situazioni di partenza in cui si trovano i parchi immobiliari nazionali, nella classificazione di efficienza energetica, che va dalla lettera A alla G, la classe G dovrà corrispondere al 15% degli edifici con le prestazioni energetiche peggiori in ogni Stato membro.
Gli interventi di miglioramento delle prestazioni energetiche, che comprendono per esempio lavori di isolamento o il rinnovo dell’impianto di riscaldamento, dovranno essere effettuati al momento dell’ingresso di un nuovo inquilino, oppure al momento della vendita o della ristrutturazione dell’edificio.
I Paesi UE stabiliranno le misure necessarie per raggiungere questi obiettivi nei rispettivi piani nazionali di ristrutturazione.
Le misure di sostegno contro la povertà energetica
Secondo quanto stabilito dai deputati i piani nazionali di ristrutturazione dovranno prevedere regimi di sostegno per facilitare l’accesso alle sovvenzioni e ai finanziamenti. Gli Stati membri dovranno allestire dunque punti di informazione e programmi di ristrutturazione “neutri” dal punto di vista dei costi. I regimi finanziari dovranno prevedere un premio cospicuo per le cosiddette ristrutturazioni profonde, in particolare nel caso degli edifici con le prestazioni peggiori, e sovvenzioni e sussidi mirati destinati alle famiglie vulnerabili.
Le deroghe alla normativa delle case green
La nuova normativa non si applica ai monumenti, e i Paesi UE avranno la facoltà di escludere anche edifici protetti in virtù del loro particolare valore architettonico o storico, edifici tecnici, quelli utilizzati temporaneamente, chiese e luoghi di culto. Gli Stati membri potranno inoltre estendere le esenzioni anche a edifici dell’edilizia sociale pubblica in cui le ristrutturazioni comporterebbero aumenti degli affitti non compensati da maggiori risparmi sulle bollette energetiche.
Agli Stati membri sarà consentito, per una percentuale limitata di edifici, di adeguare i nuovi obiettivi in funzione della fattibilità economica e tecnica delle ristrutturazioni e della disponibilità di manodopera qualificata.
A cosa è dovuta la stretta delle istituzioni europee
Secondo la Commissione europea, gli edifici dell’UE sono responsabili del 40% del consumo energetico e del 36% delle emissioni di gas a effetto serra. Il 15 dicembre 2021 la Commissione ha approvato una proposta legislativa di revisione della direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia, che fa parte del pacchetto “Pronti per il 55%”. Con la nuova normativa europea sul clima del luglio 2021 entrambi gli obiettivi per il 2030 e il 2050 sono diventati vincolanti a livello europeo.
La posizione del governo italiano sulle case green
Il governo italiano ha espresso forti perplessità su questa revisione della direttiva UE riguardante la prestazione energetica nell’edilizia e la Camera dei deputati ha presentato, circa una settimana fa, una mozione in cui ha dichiarato la propria opposizione alla normativa e l’impegno a battersi in sede europea per scongiurarne l’entrata in vigore.

Via libera definitivo del Consiglio europeo alla direttiva relativa alla comunicazione societaria sulla sostenibilità (Csrd). Dopo l’ok del Parlamento a metà novembre, l’approvazione del terzo componente del trilogo, avvenuta il 28 novembre, sdogana definitivamente la direttiva.
«In seguito all’approvazione della posizione del Parlamento europeo da parte del Consiglio – si legge in una nota del consiglio -, l’atto legislativo è adottato.
Dopo la firma da parte della presidente del Parlamento europeo e del presidente del Consiglio, l’atto sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea ed entrerà in vigore 20 giorni dopo. Le nuove norme dovranno essere attuate dagli Stati membri 18 mesi dopo l’entrata in vigore.
«La direttiva relativa alla comunicazione societaria sulla sostenibilità – prosegue la nota – rafforza le norme in vigore in materia di comunicazione di informazioni di carattere non finanziario introdotte nella direttiva contabile dalla direttiva sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario del 2014, che non sono più adeguate alla transizione dell’Ue verso un’economia sostenibile».
La direttiva, si legge, introduce obblighi di comunicazione più dettagliati.
Le nuove norme in materia di comunicazione sulla sostenibilità si applicheranno a tutte le grandi imprese e a tutte le società quotate in mercati regolamentati, a eccezione delle microimprese quotate. Queste imprese sono anche responsabili della valutazione delle informazioni applicabile alle imprese figlie.
Le norme si applicano anche alle Pmi quotate, tenendo conto delle loro specificità. Per le Pmi quotate sarà possibile una deroga (“opt-out”) durante un periodo transitorio, che le esenterà dall’applicazione della direttiva fino al 2028.
Per quanto riguarda le imprese non europee, l’obbligo di presentare una relazione sulla sostenibilità si applica a tutte le imprese che realizzano ricavi netti delle vendite e delle prestazioni superiori a 150 milioni di euro nella Ue e che hanno almeno un’impresa figlia o una succursale nella Ue che supera determinate soglie. Queste imprese devono fornire un’informativa sui loro impatti in materia ambientale, sociale e di governance (“Esg”) come indicato nella direttiva.
Il gruppo consultivo europeo sull’informativa finanziaria (Efrag) sarà incaricato di elaborare progetti di norme europee. La Commissione europea adotterà la versione finale delle norme sotto forma di atto delegato, a seguito di consultazioni con gli Stati membri dell’Ue e con una serie di organismi europei.
Il regolamento si applicherà in quattro fasi:
nel 2025, comunicazione sull’esercizio finanziario 2024 per le imprese già soggette alla direttiva sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario
nel 2026, comunicazione sull’esercizio finanziario 2025 per le grandi imprese attualmente non soggette alla direttiva sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario
nel 2027, comunicazione sull’esercizio finanziario 2026 per le Pmi quotate (a eccezione delle microimprese), gli enti creditizi piccoli e non complessi e le imprese di assicurazione captive
nel 2029, comunicazione sull’esercizio finanziario 2028 per le imprese di paesi terzi che realizzano ricavi netti delle vendite e delle prestazioni superiori a 150 milioni di euro nell’Ue, se hanno almeno un’impresa figlia o una succursale nell’Ue che supera determinate soglie.